
Quando le energie della Terra riescono a smuovere masse ingenti (faglie lunghe 700 kilometri e larghe oltre 300, con fratture anche di 500 metri) a venti kilometri di profondità le ripercussioni sul suolo sono pesanti. Se nell’area interessata dal terremoto si trovano insediamenti umani complessi ed articolati allora i sistemi collassano ed entrano in crisi. Il terremoto del Giappone del 10 marzo storicamente è paragonabile a pochi altri, quello del Cile della scorsa estate, in Cina due anni addietro, Messina e Reggio nel 1908, Catania nel 1600, Santorini, e pochi altri. Bravi i Giapponesi, gravi danni, uno tsunami devastante, centrali nucleari che dimostrano tutta la loro pericolosità intrinseca e poche vittime umane. Bravi. In qualunque altra parte del Pianeta si fosse o si dovesse verificare un sisma della stessa intensità, pari a 9 Richter, si sarebbero avuti un diverso altissimo numero di vittime e danni di molto maggiori. Nei giorni prossimi proveremo a documentare meglio il fenomeno.
http://edition.cnn.com/2011/WORLD/asiapcf/03/11/japan.nuclear/index.html?iref=NS1